Contributo per l’autoproduzione di energia rinnovabile nelle PMI

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Contributi alle PMI per installare impianti fotovoltaici o mini-eolici sugli edifici e produrre elettricità per una propria unità produttiva in Italia.

La misura finanzia impianti fotovoltaici oppure mini-eolici, con installazione, messa in esercizio e tecnologie digitali necessarie al funzionamento. Non è possibile combinare le due tecnologie di produzione nello stesso progetto. Si possono aggiungere sistemi di accumulo dietro il contatore: almeno il 75% dell’energia immagazzinata su base annua deve provenire dall’impianto rinnovabile direttamente collegato. Accumulo, tecnologie digitali e diagnosi energetica non sono finanziabili da soli.

Le spese ammissibili del progetto devono essere comprese tra €30.000 e €1 milione: questi sono i limiti dell’investimento, non del contributo. Per impianti e tecnologie digitali correlate, il contributo arriva al 40% per micro e piccole imprese e al 30% per medie imprese. L’accumulo riceve fino al 30%. La diagnosi energetica ex ante facoltativa riceve fino al 50%, con spese ammissibili limitate al 3% delle altre spese ammissibili per impianti, tecnologie digitali e accumulo. Una diagnosi obbligatoria per altra normativa non è ammissibile. La modifica di dicembre 2025 ha eliminato l’obbligo di diagnosi per questa misura, mantenendone le spese ammissibili. Anche le spese per la diagnosi devono essere successive alla domanda.

Sono coperti beni nuovi, costi direttamente collegati all’installazione e messa in esercizio. Salvo i beni acquisiti tramite leasing finanziario, i beni finanziati devono essere iscritti come beni ammortizzabili nell’attivo del bilancio dell’impresa. Sono esclusi opere murarie, beni usati, lavori in economia, acquisto o locazione di terreni e fabbricati, consulenze continuative, prestazioni gestionali e pagamenti a fornitori privi di partita IVA. Sono esclusi i singoli beni autonomi di costo inferiore a €500 al netto dell’IVA. L’IVA è ammissibile soltanto se non recuperabile secondo la legge e tracciata per il progetto. I fornitori devono essere indipendenti e praticare condizioni di mercato; un fornitore collegato è ammesso solo se alla domanda l’impresa dimostra che è l’unico fornitore di quell’impianto o strumentazione.

È ammesso il leasing finanziario stipulato dopo la domanda, con impegno all’acquisto del bene alla fine del leasing assunto alla firma. L’investimento ammissibile si basa sul costo sostenuto dalla società di leasing. L’erogazione considera soltanto i canoni effettivamente pagati entro 20 mesi dalla concessione, al netto di interessi e altri oneri contrattuali. Il contributo può coprire fino al 100% del canone ammissibile, fino a raggiungere l’aiuto calcolato sul costo del bene. Il contratto deve obbligare la società di leasing a segnalare i mancati pagamenti.

Requisiti

  • Devi essere una micro, piccola o media impresa secondo la definizione UE, operante in Italia, regolarmente costituita e iscritta come attiva nel Registro delle imprese. Un’impresa non residente deve dimostrare una registrazione equivalente nel proprio Stato e la disponibilità dell’unità produttiva italiana alla richiesta della prima erogazione.
  • Sono necessari contabilità ordinaria e almeno un bilancio approvato e depositato; imprese individuali e società di persone possono invece aver presentato almeno una dichiarazione dei redditi. Devi essere in regola con i contributi, non essere in liquidazione o procedure concorsuali liquidatorie e non rientrare nella categoria UE di «impresa in difficoltà», relativa alla situazione finanziaria. Invitalia verifica questo requisito nell’istruttoria di ammissibilità; controlla la definizione formale dell’articolo 2, punto 18, del regolamento (UE) n. 651/2014, richiamata dall’articolo 5, comma 1, lettera d), del decreto della misura. Escludono l’accesso ordini di recupero pendenti per aiuti UE illegali, somme non restituite per contributi ministeriali revocati, condanne rilevanti, sanzioni interdittive e cause ostative antimafia.
  • Sono esclusi carbone, produzione agricola primaria, pesca e acquacoltura, oltre alle attività elencate legate a combustibili fossili, rifiuti e nucleare. Controlla il codice ATECO primario o prevalente del Registro delle imprese nell’allegato 1 al decreto attuativo e nella relativa tabella di conversione. Sono escluse le imprese energivore iscritte nell’elenco CSEA e quelle nel sistema UE di scambio delle emissioni con emissioni previste pari o superiori ai parametri di riferimento. Produzione, vendita e noleggio di veicoli sono ammessi soltanto se almeno il 50% dei ricavi lordi dell’unità produttiva interessata deriva da veicoli a zero emissioni.
  • Il progetto deve riguardare una sola unità produttiva nella piena disponibilità giuridica dell’impresa, su edifici aziendali esistenti alla domanda o coperture di strutture pertinenziali durevolmente destinate al loro servizio. Sono esclusi impianti a terra. Gli edifici aziendali e le relative pertinenze devono risultare registrati presso la Camera di Commercio. Sono possibili proprietà, affitto conforme ai requisiti, leasing immobiliare e usufrutto; il comodato gratuito non è sufficiente. L’affitto registrato deve durare almeno tre anni dopo la conclusione dell’investimento, comprendere la copertura e avere l’utenza elettrica intestata alla PMI. Per locali affittati in condominio serve anche un diritto di superficie sulla copertura di durata almeno pari all’affitto.
  • L’elettricità è destinata all’autoconsumo dell’unità produttiva; le eccedenze possono essere accumulate, cedute a configurazioni di autoconsumo consentite o immesse in rete. La sostituzione è ammessa per l’intero impianto con miglioramento dell’efficienza energetica; l’ampliamento può riguardare l’impianto, escludendo opere murarie o strutturali.
  • L’investimento deve iniziare dopo la domanda: ordini vincolanti, fatture o pagamenti possono costituire avvio. Deve concludersi entro 18 mesi dalla concessione. Per gli acquisti diretti, la data di conclusione è quella dell’ultimo documento di spesa rendicontato e ammesso alle agevolazioni; per il leasing, è quella dell’ultimo verbale di consegna dei beni. Deve rispettare norme ambientali, urbanistiche ed edilizie, ottenere valutazione o screening di impatto ambientale quando necessario e rispettare il DNSH, cioè non arrecare danno significativo agli obiettivi ambientali UE.
  • Gli stessi costi ammissibili non possono ricevere altri aiuti di Stato notificati o esentati, compresi gli aiuti de minimis. Le agevolazioni esterne alla disciplina degli aiuti di Stato sono cumulabili soltanto entro l’intero costo ammissibile; lo stesso costo non può essere rimborsato due volte.

Come fare domanda

Stato
chiuso
Apre
Chiude
Restrizioni del bando
  • Secondo sportello chiuso.

Le domande sono chiuse. Il primo sportello si è chiuso il 17 giugno 2025 e il secondo il 10 novembre 2025. Le graduatorie e integrazioni del 2026 riguardano domande già presentate. Consulta la pagina ufficiale di Invitalia per gli avvisi e le istruzioni ai beneficiari.

Le domande venivano presentate online nell’area riservata di Invitalia con identità digitale SPID, CNS o CIE, firma digitale e PEC. La selezione avviene mediante graduatoria, considerando capacità rinnovabile aggiuntiva, sostenibilità economica e certificazioni ambientali, con premialità per rating di legalità e certificazione della parità di genere.

Per investimenti approvati, richiedi l’erogazione nell’area personale di Invitalia usando i modelli disponibili. Il rappresentante legale o un delegato firma digitalmente. Per acquisti diretti, invia la richiesta finale o in quota unica entro 60 giorni dalla conclusione e dopo aver pagato integralmente le spese, comunque non oltre 60 giorni dal termine massimo di conclusione. Allega prove di pagamento e relazione tecnica finale; l’impianto deve essere attivo. Per il leasing, il termine specifico per la richiesta finale è di 20 mesi dalla concessione.

Comunica preventivamente a Invitalia, con motivazione, variazioni societarie o del progetto per consentire la verifica dei requisiti. Le variazioni del totale delle spese o degli importi per categoria vengono valutate all’erogazione e non richiedono comunicazione preventiva. Le modifiche non possono aumentare il contributo concesso.

Paga tramite bonifico bancario, bonifico SEPA o ricevuta bancaria Ri.Ba. e mantieni contabilità tracciabile e documentazione del progetto disponibile per i controlli, comunica il finanziamento UE, indica il codice di progetto CUP sugli atti contabili e rispondi alle richieste di monitoraggio. Mantieni i beni nell’uso produttivo finanziato per tre anni dalla conclusione; è consentita la sostituzione di beni obsoleti o guasti. Il trasferimento dell’attività economica finanziata entro cinque anni può comportare revoca secondo le norme sulla delocalizzazione. Il mancato rispetto dei termini di erogazione o di altri obblighi può comportare revoca totale o parziale e recupero delle somme; in caso di revoca totale si restituisce il contributo con gli interessi di legge.

Fonti ufficiali